(05/08/04) Un viaggio "Da Cuore a Cuore". La mostra sui maestri a Reggio
La mostra "Da Cuore a Cuore, storie di maestri e professori", torna in scena. Sarà allestita a Reggio Emilia dall'8 settembre al 16 settembre, presso Palazzo Casotti, nell'ambito dell'iniziativa " La scuola apre. Settembre pedagogico". Una mostra è stata realizzata dall'Assessorato alla scuola della Regione Emilia-Romagna per raccontare il senso di una professione, quella dell'insegnante, che è vocazione, mestiere e passione. Una mostra che ripercorre i passi dei maestri del passato e che vuole scoprire su quali fondamenta, nei secoli, è andata costruendosi l'idea di istruzione come diritto per tutti. Realizzata in collaborazione con la cooperativa Giannino Stoppani , si intitola "Da Cuore a cuore", perché è come un viaggio nella scuola, dal "Cuore" di De Amicis al testo di Bianca Pitzorno "Ascolta il mio cuore". L'allestimento ha "debuttato" a Docet nell'aprile scorso.
"Abbiamo voluto realizzare questa mostra e portarla nelle città della nostra regione - spiega l'assessore regionale alla scuola Mariangela Bastico - perché la figura dell'insegnante è centrale nel nostro progetto di valorizzazione della scuola, a partire dalla legge regionale che sostiene maestri e professori nel loro lavoro - anche con la possibilità di distaccarsi dal lavoro per anni sabbatici retribuiti con assegni di studio finalizzati alla realizzazione di progetti didattici - e ne garantisce la libertà di insegnamento. Questa mostra è nata perché sono gli insegnanti che hanno fatto della scuola dell'Emilia-Romagna una istituzione di qualità, e sono ancora gli insegnanti che potranno migliorarla ulteriormente. La mostra ricorda a tutti noi che ciò che siamo è anche frutto del lavoro appassionato dei maestri e dei professori che abbiamo incontrato nella nostra vita. È come un ringraziamento, un vero e proprio omaggio a questa specialissima categoria di lavoratori". La struttura della mostra: dai libri al cinema
Al centro della mostra una cattedra degli anni Quaranta - ritrovata casualmente in un robivecchi di Bologna - che sarà corredata da un testo di Umberto Fiori di cui riportiamo qui solo poche righe: "L'aula è un recinto venerabile. Da secoli nella nostra civiltà il sapere si trasmette attraverso questo teatro. Da secoli ci siamo convinti che la parola viva che qui risuona possa produrre un effetto nelle menti dei nostri figli, che possa istruirli, educarli, iniziarli al sapere, alla vita adulta". La prima sezione della mostra rappresenta la costellazione dei maestri, reali e letterari, che hanno lasciato tracce del loro pensiero nella pedagogia contemporanea e in chi oggi insegna. Immagini e parole, illuminate a intermittenza quasi a ricostruire un percorso memoriale, ci fanno scoprire cos'è la scuola, cosa dovrebbe essere, che senso ha per noi, insegnanti, studenti, ex studenti. Perché tutti noi - nel presente, nel passato o nel futuro - abbiamo a che fare con la scuola, e la scuola è una questione che riguarda tutti.
Il viaggio comincia da un testo di Faeti sulla scuola rappresentata da De Amicis : "Contro l'incombere di lutti, di miserie, di rovine c'è una sola, vera risorsa: è la scuola, e i ragazzi sanno di dover lottare, sanno di non poter cedere". Stella viva di questa costellazione è il Pestalozzi ripreso da Banfi : "Il fine dell'educazione, per usare le parole di Pestalozzi, è 'la pura umanità, cioè l'elevazione della nostra natura dall'egoismo sensibile della nostra esistenza animale alla sfera delle benedizioni".
Maestro di maestri è stato Giovanni Maria Bertin , cattedra di pedagogia al Magistero bolognese degli anni Sessanta. Anni di entusiasmo condivisi con altri: Ezio Raimondi, Paolo Rossi, Luciano Anceschi. La stella che brilla su Bologna è appunto questa straordinaria facoltà di Magistero che verrà ricordata alla mostra per la sua eccellenza, per la sua attualità, per il suo essere ancora un punto di riferimento per chi oggi insegna.
Torniamo indietro, e andiamo lontano, alla scuola russa di Jasnaja Poljana in cui Tolstoj maestro si fa allievo dei suoi piccoli contadini per apprendere da loro il linguaggio che va dritto al cuore delle cose. La mostra fa salti logici che prescindono dal tempo e dallo spazio, e non importa se per raccontare la scuola si passa dalla realtà alla letteratura. I piccoli contadini di Tolstoj, infatti, assomigliano agli allievi della maestra Maria Maltoni raccontata da Calvino : nella scuola del paesino della campagna toscana ai libri di testo vengono preferiti i diari scritti e disegnati direttamente dai bambini. Meglio le parole di tutti i giorni, ci dice Calvino, dei freddi termini dei libri di scuola. Di nuovo una scuola immaginaria: quella inventata da Louisa May Alcott . Jo, una delle "Piccole donne" narrate dalla scrittrice, diventa grande e - come racconta il romanzo "Piccoli uomini" - apre una scuola col marito:una scuola tutta particolare costruita per i ragazzi che avevano "problemi con la vita" in cui "latino, greco e matematica sono bellissime cose", ma "il controllo di se stessi, il conoscersi e l'aiutarsi" sono più importanti. Ma c'è anche Celestin Freinet , figlio di contadini, maestro in un paese di montagna dall'età di 23 anni, dove ha l'intuizione di trasformare la classe in una specie di redazione. Nacque così la tipografia a scuola e, quasi contemporaneamente, la corrispondenza tra classi di scuole lontane con l'intento di sostituire "le pagine del libro di testo con il Libro della Vita". Torniamo all'oggi, al maestro Mario Lodi che seppe rifondare il fare scuola a partire dal riconoscimento della creatività dei bambini; e al maestro Gianni Rodari che, raccontando la sua vita, confessa: "Dovevo essere un pessimo maestro, mal preparato al suo lavoro, e avevo in mente di tutto, dalla linguistica indo-europea al marxismo. Forse, però, non sono stato un maestro noioso".
Scrittore amatissimo dai bambini, la mostra ricorda anche Roald Dahl che mette in scena personaggi della scuola che potrebbero anche essere stati inventate da Gianni Rodari: come la maestra Dolcemiele e la direttrice Spezzindue. Parente di una direttrice tanto cattiva è la signorina Sforza , di Bianca Pitzorno , la cui classe assomiglia più a un piccolo esercito che a un gruppetto di bambine.
"Cara signora, lei di me non ricorderà neppure il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che 'respingete'. Ci respingete nei campi, nelle fabbriche e ci dimenticate". È la "Lettera a una professoressa di Don Milani " che campeggerà dalle pareti della mostra, per ricordare che tutti possono e hanno diritto di imparare, senza differenze di classe o censo. Il cinema è l'ultima sezione della mostra. Dopo le parole e i volti dei maestri, veri e immaginari, ecco un cortometraggio di 30 minuti dal titolo " Il cinema insegna. Scene di maestri e professori " che riunisce in un'ideale aula insegnanti il maestro Perboni dei "Cuore" televisivi e il professor Keating de "L'attimo fuggente"; gli insegnanti del liceo di "Amarcord" e la maestrina cinese della pellicola di Zhang Yimou "Non uno di meno". C'è il professor Huguet di "Zero in condotta" e Alberto Sordi nei panni del maestro di Vigevano. In tutto circa 20 film - montati come a scandire il passaggio da un trillo di campanella a un altro - per vedere la scuola con gli occhi del cinema.
