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15/10/2008 Alta formazione. On line le graduatorie dei beneficiari dei voucher

"Non è una riforma. È un atto grave da parte del Governo che interviene direttamente sulle competenze delle Regioni e degli Enti locali, e a cui le Regioni risponderanno con determinazione". Con queste parole il presidente della Regione Vasco Errani, commentando il provvedimento del ministro Gelmini che minaccia la chiusura dei plessi scolastici con meno di 50 alunni, annuncia che l’Emilia-Romagna si prepara al ricorso contro il Governo.

Sotto accusa sono l’articolo 64 della legge 133 (approvata in agosto) e l’articolo 3 del decreto legge 154 (di ottobre): il primo detta i criteri di dimensionamento degli istituti scolastici mentre il secondo prevede il commissariamento delle Regioni inadempienti.

“Il conflitto è nei fatti e il responsabile unico ed esclusivo è il Governo – continua il presidente Errani – Sono anni che lavoriamo per superare una fase di conflitti istituzionali, che non giovano certo all’Italia. Mi auguro che il Governo ne prenda atto e decida di sedersi a un tavolo istituzionale”.

“Non si può intervenire in queste questioni con superficialità e arroganza, stiamo parlando della formazione dei ragazzi e delle ragazze di questo Paese – spiega Errani - Il ministro ha scelto questa strada senza coinvolgerci e, proprio mentre si parla di federalismo, il Governo va nella direzione opposta e utilizza un atto d’imperio che autorizza il commissariamento delle Regioni che non ottemperano al decreto”.

“In Emilia-Romagna sono 92 i plessi della scuola primaria, 39 quelli di scuola secondaria di primo grado e 6 i plessi di scuola superiore con meno di 50 studenti che rischiano la chiusura – interviene l’assessore regionale alla Scuola Paola Manzini – La Regione Emilia-Romagna da tempo esercita le proprie funzioni di indirizzo al territorio per l’organizzazione della rete scolastica, in accordo con le Province e i Comuni. Dobbiamo preoccuparci della qualità del servizio scolastico, oggi assicurata in tutto il territorio regionale, e invece il decreto 154 stabilisce una scadenza a brevissimo termine, che impone alle regioni e agli enti locali una riorganizzazione in tempi improbabili, con la minaccia di un commissariamento per le regioni che non riusciranno a completare la revisione entro il 15 dicembre. Non è accettabile”.

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